
Le donne nella massoneria operativa
Una storia che nessuno ti racconta
C’è una cosa che mi ha sempre colpito quando si parla di massoneria e donne: tutti danno per scontato che l’esclusione sia sempre esistita. Come se fosse un dato di natura, antico quanto le pietre delle cattedrali. Ma non è così. E scoprirlo cambia tutto.
Torniamo all’inizio vero
Prima che la massoneria diventasse quella che conosciamo, era qualcosa di molto più concreto: uomini che costruivano. Cattedrali, ponti, palazzi. I mastri costruttori del Medioevo si riunivano in strutture di legno sui cantieri — le chiamavano lodges — dove tramandavano oralmente segreti geometrici e tecniche costruttive che valevano oro.
In quel mondo, le donne non erano escluse per principio. Erano semplicemente parte di una società medievale con le sue regole — le stesse che valevano per tutte le corporazioni artigiane dell’epoca.
Quello che i documenti ci dicono davvero
Nelle Bauhütten tedesche — le logge dei costruttori di cattedrali — le vedove dei mastri muratori potevano continuare l’attività del marito e mantenere i diritti nella corporazione.1 Non era un’eccezione scandalosa: era normale, diffusa, documentata.
In Francia, sui cantieri di Chartres, Reims, Notre-Dame, ci sono tracce di donne presenti come lavoratrici o in ruoli di supporto amministrativo.2 Non iniziate ai segreti del mestiere, certo. Ma presenti, riconosciute, non cacciate.
Le Regole di York del XIV secolo — uno dei documenti fondanti della massoneria operativa inglese — non prevedono l’ammissione delle donne, ma non la vietano nemmeno.3 Semplicemente non se ne parla. E il silenzio, qui, è significativo.
Il momento in cui tutto cambia
Il vero punto di svolta arriva nel 1723, quando James Anderson scrive le Costituzioni della massoneria speculativa. Lì, nero su bianco, si stabilisce che donne e schiavi non possono essere ammessi.4
Anderson non stava preservando una tradizione antica. Stava inventando una regola nuova, trasformando una consuetudine sociale medievale in un principio ideologico.
La massoneria speculativa — quella dei salotti illuministi e delle logge settecentesche — fu paradossalmente più chiusa di quella operativa, quella delle pietre e del sudore.
L’ironia più grande
C’è però qualcosa di straordinario in tutta questa storia. Anche quando le donne erano fisicamente assenti dai cantieri, il principio femminile era ovunque.
Le cattedrali medievali erano quasi tutte dedicate alla Vergine Maria. Notre-Dame vuol dire Nostra Signora. Chartres è un inno alla figura femminile del sacro. Quegli uomini passavano anni della loro vita a costruire edifici concepiti come corpi materni, orientati verso est per accogliere la luce come un grembo accoglie la vita.
Il femminile era escluso come persona. Ma era il cuore pulsante di tutto ciò che veniva costruito.
Chi ha avuto il coraggio di cambiare
In Italia, mentre la massoneria ufficiale continuava a tenere le porte chiuse, qualcuno ha scelto di fare diversamente. La Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori — seconda obbedienza massonica italiana per numero di iscritti, con circa 9.000 affiliati — è oggi un’obbedienza mista a tutti gli effetti. Le donne rappresentano il 34% dei suoi membri e possono percorrere l’intera scala iniziatica, fino al 33° grado: il livello massimo.
Non è un dettaglio simbolico. Significa che una donna può raggiungere la stessa dignità iniziatica di qualsiasi fratello. Nessuna porta sbarrata, nessun soffitto di cristallo. Una scelta che riporta la massoneria italiana più vicina alle sue vere origini operative — quelle in cui l’esclusione non era mai stata un principio, ma solo un’abitudine.
Perché questa storia conta oggi
Raccontare le origini della massoneria operativa in modo onesto significa smettere di trattare l’esclusione delle donne come qualcosa di inevitabile o naturale. È una scelta storica, fatta in un momento preciso, da persone precise, per ragioni precise.
E le scelte storiche, a differenza delle leggi di natura, si possono rileggere. E cambiare.
Fonti
- Jean Gimpel, I costruttori di cattedrali, Jaca Book, Milano, 1982
- Georges Duby, Il tempo delle cattedrali. L’arte e la società 980–1420, Laterza, Bari, 1976
- Aldo A. Mola, Storia della massoneria italiana, Bompiani, Milano, 1992
- James Anderson, Le Costituzioni dei Liberi Muratori, 1723 — in: Gian Mario Cazzaniga (a cura di), La massoneria, Einaudi, Torino, 2006
